Un marcia silenziosa ma capace di fare più rumore delle bombe. Studenti, commercianti, uomini delle istituzioni, fianco a fianco e a testa alta, come a formare una catena che la violenza non potrà mai spezzare: così Foggia si è ribellata alla mafia, facendo sentire la sua voce, dopo l’ondata criminale che l’ha travolta tra la fine del 2019 ed i primi giorni del nuovo anno.

Tre attentati ai danni di esercizi commerciali, un omicidio eseguito con brutale freddezza ed un ordigno fatto esplodere sotto l’auto di un testimone in un processo contro la mala foggiana.
Una spirale di terrore che ha scosso la città, ma non è riuscito a piegarla: in più di 20 mila sono scesi in piazza ieri, invadendo le strade con un lungo serpentone umano che ha attraversato quasi per intero il capoluogo dauno.

Una manifestazione organizzata da Libera per lanciare un messaggio chiaro alla criminalità: Foggia non ci sta e non vuole rassegnarsi. In testa al corteo, un uomo simbolo della lotta alla mafia: il fondatore di Libera don Luigi Ciotti. Nutrita anche la rappresentanza delle istituzioni, a cominciare dal ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellova, tornata a Foggia dopo il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza del dicembre scorso. Un appello alla fiducia verso le istituzioni condiviso anche dal governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Messaggi di speranza che hanno fatto dormire alla città sonni tranquilli, ma il risveglio è stato brusco, con una nuova bomba che, all’alba di questa mattina, è stata fatta esplodere davanti ad un altro negozio, questa volta in provincia, ad Orta Nova. Il segnale che la guerra alla criminalità è ancora lontana dall’essere vinta. Ma non per questo non deve essere combattuta.