Un avvocato con la toga sul braccio nel corridoio del palazzo di giustizia di Genova, in una foto d'archivio scattata il 18 settembre 2003. Attivita' ridotta oggi nelle aule per lo sciopero degli avvocati penalisti indetto dall'Unione nazionale delle camere penali in segno di protesta per l' approdo in aula della legge ex Cirielli. LUCA ZENNARO / ANSA

Restano in carcere Mario Salvatore Consalvo, Leonardo Ciavarella e Pasquale Nardella, i tre foggiani fermati lunedì scorso dagli agenti della Squadra mobile di Foggia perché accusati di aver tentato di estorcere denaro a un imprenditore edile e un commerciante. All’appello manca una quarta persona, un romeno tuttora ricercato. Nel corso dell’udienza di convalida del fermo davanti al Gip Armando dello Iacovo, i tre si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, pur dichiarandosi innocenti. Il gip di Foggia, dopo aver convalidato i fermi, ha trasmesso gli atti per competenza al Gip di Bari essendo contestata l’aggravante mafiosa.

Secondo gli inquirenti, gli indagati sono ritenuti vicini al clan Moretti-Pellegrino-Lanza. Le indagini sono partite grazie alle denunce sporte dalle vittime, corroborate anche dalle dichiarazioni del pentito Carlo Verderosa che, legato al clan Moretti, temendo per la sua vita nel dicembre scorso ha scelto di collaborare con la giustizia.

A quanto si apprende, Consalvo e il rumeno sono accusati di aver tentato di estorcere 100mila euro a un imprenditore edile foggiano. «Prepara 100mila euro altrimenti vedi che ti succede»: sarebbe stato questo il contenuto della telefonata estorsiva ricevuta dalla vittima nel novembre scorso. Ciavarella e Nardella sono accusati del tentativo di estorsione da 5mila euro a un commerciante già nel mirino del racket del pizzo. Denaro preteso per «mettere a posto la situazione di Rocco Moretti junior», nipote del capo clan arrestato nel febbraio 2019 per un’altra tentata estorsione, sempre allo stesso negoziante.