Il gup del tribunale di Bari, nell’ambito del processo “Ares” celebrato con rito abbreviato, ha emesso 32 condanne, infliggendo una pena pari a 222 anni e 4 mesi complessivi di reclusione nei confronti di 50 persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio di droga, danneggiamento, reati in materia di armi, lesioni personali e tentato omicidio, aggravati dal metodo e dalle finalità mafiose.

Tra i condannati ci sono esponenti delle famiglie La Piccirella e Nardino di San Severo, come Franco e Roberto Nardino rispettivamente condannati a 18 e 16 anni di reclusione e Severino Testa, esponente apicale del gruppo La Piccirella, condannato a 16 anni di reclusione. Per il boss La Piccirella è in corso il processo innanzi al Tribunale di Foggia con le forme del rito ordinario. Le indagini hanno permesso di ricostruire organigrammi e interessi criminali delle due famiglie e il loro ruolo egemonico nel traffico di droga nel foggiano in cui si sarebbero imposte con “il sistematico ricorso alla violenza per l’affermazione territoriale e il conseguimento della leadership, nell’ambito di una cruenta contrapposizione fondata anche sull’eliminazione fisica dei rivali”. Sono stati anche accertati diversi episodi a chiaro sfondo intimidatorio “testimonianza del metodo mafioso usato dagli indagati” come nel caso del tentativo di estorsione ai danni di un commerciante che ha subito danneggiamento alla sede della sua attività, alla sua abitazione e alla sua auto.