Era il 3 agosto dello scorso anno, giorno degli arresti per maltrattamenti ai pazienti nella Rsa di Manfredonia, quando gli indagati dell’Opera Don Uva di Foggia hanno capito di essere anche loro sotto inchiesta per gli stessi reati. Da allora è iniziata la corsa per cercare telecamere e microspie nascoste nella struttura sanitaria, anche attraverso ricerche su Google. Qualcuno ci è riuscito acquistando un scanner, ma ormai era già troppo tardi. E nonostante quella consapevolezza gli orrori proseguivano. Sono i dettagli che emergono l’indomani l’arresto dei 15 sanitari dipendenti del Don Uva di Foggia con l’accusa di abusi, maltrattamenti e violenza sessuale. In sette sono finiti in carcere, altri 8 ai domiciliari. Per la maggior parte sono residenti a Foggia e provincia. Per altri 15 dipendenti, alcuni residente nella Bat, è scattato il divieto di dimora nei locali del Don Uva ed il divieto di avvicinamento alle vittime. 25, quest’ultime, 19 donne e 6 uomini. Persone con gravi difficoltà psichiatriche, portatori di handicap, malati cronici, incapaci di badare a sé stessi, indifesi davanti all’orrore a cui sono stati costretti dagli indagati. “Stai zitta o ti metto il coltello in bocca”, “se entri nella medicheria ti stacco la testa”, “storpiata vattene dentro”: sono alcune delle frasi rivolte alle vittime, riportate per iscritto dal gip del Tribunale di Foggia, episodi che in quella struttura degli orrori avvenivano quotidianamente. Alcuni degli indagati parlavano apertamente delle telecamere nascoste e al contempo continuavano a maltrattare i pazienti. E poi ancora le vittime costrette a compiere atti sessuali o a picchiare altri ricoverati. Un vero e proprio inferno in terra le cui immagini hanno turbato anche i carabinieri durante le indagini condotte sulla struttura. L’attività investigativa, invece, è partita da un’intercettazione per motivi di mafia, quasi per caso. I militari hanno effettuato perquisizioni nelle 30 abitazioni degli indagati e sottoposto a sequestro alcuni documenti nella sede di Universo Salute che gestisce il Don Uva di Foggia, e che ha sedi anche a Bisceglie e Potenza. L’amministratore delegato, Luca Vigilante, ha fatto sapere che la società si costituirà parte civile, ribadendo il proprio impegno a sostenere le indagini e a licenziare i responsabili.