“L’ho uccisa per purificarla”: sono parole che mettono i brividi quelle che avrebbe riferito agli inquirenti il 43enne Fabio Carinci, accusato dell’omicidio di Rachele Covino, 81 anni, massacrata nel garage della sua abitazione, il pomeriggio del 25 maggio scorso, a San Giovanni Rotondo.

L’uomo, arrestato poco dopo il delitto mentre girovagava in strada, completamente nudo e sporco di sangue, è ancora rinchiuso nel reparto psichiatrico del carcere di Lecce, piantonato dalle Forze dell’Ordine. È probabile che, nei prossimi giorni, possa essere disposto nei suoi confronti un accertamento di natura psichiatrica per stabilire se l’indagato sia capace d’intendere e volere e se sia pericoloso socialmente.

Nell’interrogatorio di convalida dell’arresto, davanti al Gip del Tribunale di Foggia, Roberta di Maria, il 43enne si è avvalso della facoltà di non rispondere, decidendo tuttavia di rilasciare alcune dichiarazioni spontanee. Tra le cose che avrebbe raccontato al giudice, il fatto di aver sentito una voce nella sua testa il giorno del delitto, e di essere convinto di combattere una “guerra contro il demonio”.

Secondo la ricostruzione fatta dall’accusa, prima di uccidere l’anziana Carinci aveva cercato di entrare in un’altra abitazione, ma era stato allontanato. Poi si è diretto verso la palazzina di via Sergente Padovano, dove la vittima era appena rincasata. Ha sfondato a calci il portone d’ingresso ed ha aggredito l’anziana, che si trovava a pianoterra.

La donna sarebbe stata scaraventata contro un mobile e poi colpita con calci e pugni. Dieci minuti di violenza folle, ingiustificata e brutale che non ha lasciato scampo all’81enne morta, secondo quanto accertato dall’autopsia, per un grave trauma cranico.