I lavori di costruzione di un Centro di Legalità su un terreno confiscato alla mafia subappaltati ad un’azienda colpita da interdittiva antimafia. E’ la singolare storia che arriva da Cerignola, dove la procedura sta sollevando un vespaio di polemiche.
La questione è relativa all’aggiudicazione di interventi, per circa 2 milioni di euro, ad un’impresa, regolarmente iscritta nella white list della Prefettura di Foggia ma che a sua volta ha subappaltato una parte di quei lavori, pari a circa 140 mila euro, ad un’altra ditta, destinataria però di interdittiva. Il progetto prevede la costruzione di un centro polivalente in via Padula nel quale le associazioni antimafia dovrebbero svolgere attività di recupero e vendere prodotti tipici locali. A maggio del 2024 fu indetta la procedura dei lavori finanziati dall’Unione Europea: la gara fu vinta da un’impresa foggiana per un importo pari a 1 milione, 850 mila euro.
Si arriva così alla storia recente: a febbraio la ditta foggiana comunica l’affidamento in subappalto ad un’impresa di Cerignola, il Comune un mese dopo acconsente il trasferimento delle competenze. Il 20 febbraio scorso, con una nota, la Prefettura di Foggia comunica l’interdittiva antimafia emessa nei confronti della società subappaltatrice, che per legge impedisce a chi ne è destinatario di intrattenere rapporti contrattuali con le pubbliche amministrazioni. A quel punto il Comune di Cerignola è obbligato ad interrompere l’attività esecutiva facente capo all’impresa subappaltatrice. Procedura definita corretta dal sindaco di Cerignola Bonito, che ha sottolineato come l’affidamento dei lavori si sia svolto nel rispetto delle normative vigenti: gli uffici comunali una volta venuti a conoscenza del subappalto hanno informato la Prefettura richiedendo accertamenti. Nessun riscontro è però giunto nei 30 giorni previsti, successivamente è stata notificata l’interdittiva con l’Ente che ha immediatamente avviato le procedure di recesso e con i lavori che restano ora in capo alla ditta inizialmente aggiudicataria.
