Ha premuto il grilletto in pieno giorno, nel cuore della città, esplodendo diversi colpi di pistola per vendicare un’aggressione subita la sera prima. È questa la drammatica ricostruzione della sparatoria avvenuta lo scorso 15 luglio davanti a un bar di piazza Allegato, a San Severo e che ha portato all’arresto di Antonio Bevilacqua, cinquantenne del posto. L’uomo, disabile e costretto a muoversi su una sedia a rotelle elettrica, si trovava già ai domiciliari per precedenti pendenze con la giustizia.
Nel corso dell’interrogatorio di convalida davanti al Gip del Tribunale di Foggia, De Simone, l’indagato ha reso dichiarazioni spontanee. Ha ammesso di aver fatto fuoco, negando però l’intenzione di uccidere. “Ho sparato per ritorsione e per spaventarlo, perché la sera prima tre o quattro stranieri mi hanno crepato di botte”, ha dichiarato Bevilacqua, mostrando i segni del presunto pestaggio che, a suo dire, sarebbe stato immortalato dalle telecamere della piazza.
L’obiettivo dell’agguato era Achraf Moualif, trentaduenne di origini marocchine residente a San Severo. Raggiunto gravemente al petto e al bacino, l’uomo è riuscito a rifugiarsi all’interno del locale, dove è stato soccorso dal titolare. E’ tuttora ricoverato in prognosi riservata al Policlinico di Foggia.
La pioggia di fuoco non ha risparmiato due innocenti avventori del bar, estranei alla vicenda. Entrambi sono stati dichiarati fuori pericolo.
Bevilacqua è accusato di triplice tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi, porto illegale di arma ed evasione.
La difesa, rappresentata dall’avvocato Ettore Censano, punta a ridimensionare le accuse chiedendo la derubricazione in lesioni volontarie, ribadendo l’assenza di intento omicida. L’avvocato ha preannunciato inoltre la richiesta di una perizia medica per dimostrare l’incompatibilità delle molteplici patologie dell’indagato con il regime carcerario. Il giudice nel frattempo ha disposto che Bevilacqua resti in cella.



























