Ben 3.500 tonnellate di rifiuti speciali e urbani provenienti prevalentemente dalla Campania, sversati e bruciati nelle campagne delle province di Foggia e della Bat. È il drammatico bilancio dell’operazione “Erebus” della Dda di Bari, che ha chiesto il rinvio a giudizio per 37 imputati, di cui 27 persone fisiche e 10 aziende. L’udienza preliminare è fissata al prossimo 22 settembre davanti al gup. I pm contestano a vario titolo 136 capi d’accusa, tra cui il traffico illecito di rifiuti. Secondo l’accusa, tra il 2023 e il 2024 una presunta filiera composta da aziende, trasportatori e “basisti” avrebbe smaltito l’immondizia in vigneti, uliveti, cave e capannoni dismessi, mascherando i viaggi con documenti falsi. Il movente sarebbe stato quello di risparmiare circa 2 milioni e 400 mila euro relativi ai regolari costi di smaltimento. Tale somma, assieme a 10 ditte e 60 camion, è stata sequestrata nel blitz dei carabinieri del NOE dello scorso maggio, sfociato in complessive 19 misure cautelari. Sei persone finirono agli arresti domiciliari, 7 furono destinatari di obbligo di firma, per altre 6 persone scattò il divieto di esercitare per un anno attività d’impresa. Tra le 35 parti offese, pronte a costituirsi parte civile nel processo, figurano Ministero dell’Ambiente, Regione Puglia, vari Comuni (tra cui Foggia, Cerignola, Manfredonia, Trinitapoli, Barletta, Andria, Minervino e Molfetta), proprietari terrieri e l’Ente Parco Alta Murgia. Le accuse poggiano su prove documentali, video e intercettazioni, molti indagati potrebbero optare per il rito abbreviato. Tra poco più di un mese sarà il gup a stabilire se mandare o meno a processo gli indagati.




























