Lucera ha perso la corona e non per mancanza di bellezza. L’esclusione della città dal nuovo elenco della Regione Puglia dedicato ai Comuni a economia turistica e “Città d’arte” è ufficiale e ha il sapore amaro della beffa. Nessuna carenza storica o culturale ha declassato il centro federiciano: a condannarlo sarebbe stato un clamoroso autogol burocratico. La Regione ha aggiornato la lista, includendo 102 comuni (15 nel Foggiano). Lucera, invece, figura tra i 13 enti “fantasma”. La motivazione è trascritta nero su bianco nella determina regionale: il Comune avrebbe ignorato ben sei solleciti inviati dagli uffici di Bari tra i mesi di gennaio e giugno. Nessuna risposta, nessuna trasmissione dei dati necessari per rinnovare l’iscrizione. Il paradosso è che la città sveva possedeva ampiamente tutti i requisiti per la conferma. Tra complessi monumentali, musei operativi e parametri numerici sui flussi di visitatori, il rinnovo sarebbe stato, insomma, una pura formalità. Il presunto corto circuito burocratico ha invece innescato un danno pesantissimo. Da un lato c’è l’evidente colpo d’immagine: perdere una certificazione istituzionale vitale per il marketing territoriale. Dall’altro, l’aspetto economico: restando fuori dall’elenco, Lucera non potrà istituire l’imposta di soggiorno. Un tesoretto potenziale, pagato dai turisti e fondamentale per finanziare servizi e decoro urbano. Oggi la città si ritrova declassata sulla carta. Una “Città d’arte”, di fatto, cancellata per non aver letto la posta.
Lucera non è più “Città d’Arte”: il Comune ignora sei solleciti della Regione
E la posta “non letta” fa perdere clamorosamente corona e tassa di soggiorno
