Cinque anni di reclusione per Alessandro Mongelli e quattro anni e otto mesi per il fratello Michele. È la richiesta della Procura di Foggia nel processo con rito abbreviato su presunte truffe assicurative. I due avvocati sarebbero, per quello che è il teorema degli inquirenti, le presunti menti di un sistema fraudolento basato su sinistri inesistenti o alterati. Le indagini contestano reati quali corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza. Il meccanismo avrebbe fruttato circa 41mila euro incassati tramite diciassette liquidazioni, sfruttando finti testimoni retribuiti con appena 100 euro ciascuno per recitare in aula versioni concordate. Il fulcro dell’inchiesta riguarda le procure speciali. Con documenti contraffatti, alcuni complici si sarebbero presentati dal notaio fingendosi i beneficiari dei risarcimenti. L’obiettivo sarebbe stato quello di ottenere gli atti affinché gli avvocati potessero riscuotere i fondi sui propri conti. È stato il notaio, insospettito da una foto anomala, a denunciare i fatti all’inizio del 2023. I fratelli Mongelli respingono fermamente le accuse. I difensori, con memorie di quasi mille pagine, ribadiscono che i professionisti non hanno mai accompagnato impostori nello studio notarile e che le false deposizioni sarebbero avvenute a loro insaputa, preannunciando perciò la richiesta di assoluzione piena.
Falsi incidenti stradali: la Procura chiede 10 anni di carcere per 2 avvocati foggiani
Il meccanismo avrebbe fruttato circa 41mila euro
