Home Cronaca Tentò di uccidere un’anziana e poi di togliersi la vita: badante morta...

Tentò di uccidere un’anziana e poi di togliersi la vita: badante morta dopo due mesi di agonia

Troppo gravi le lesioni riportate

È morta dopo due mesi di agonia nell’ospedale di Lucera la 57enne Zahra El Khabich, la badante marocchina accusata del tentato omicidio dell’anziana presso la quale lavorava, la 98enne Angiolina Rossetti. Troppo gravi le lesioni riportate nel tentativo di togliersi la vita, ingerendo una sostanza corrosiva, subito dopo aver aggredito la vittima nel sonno.

La donna era piantonata in stato di arresto dallo scorso 19 marzo, da quando il Gip del Tribunale di Foggia, Francesca Mannini, accogliendo la richiesta del Pm, aveva emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare, eseguita dagli agenti della Squadra Mobile.

I fatti contestati risalgono all’alba del 7 febbraio scorso. Dopo che un vicino di casa aveva udito urla e lamenti provenire dall’appartamento della 98enne, al civico 24 di via De Amicis, aveva telefonato alla figlia della vedova, arrivata subito dopo. Entrata nell’abitazione della madre, vide la badante a terra indicare a gesti la camera da letto, dove era riversa, esanime, l’anziana.

Le due donne furono soccorse dal 118 e trasportate in codice rosso al Policlinico “Riuniti” di Foggia. I primi di marzo la 98enne era tornata a casa, mentre la badante era rimasta ricoverata, anche se dichiarata fuori pericolo, e trasferita all’ospedale di Lucera.

Secondo la ricostruzione, la donna aveva colpito la vedova alla testa con un pesante vaso d’argento, trovato vicino al letto, per poi legarle una corda al collo e costringerla a bere del disgorgante per water. Subito dopo aveva ingerito la stessa sostanza caustica, nel tentativo di togliersi la vita.

Con la morte della badante si chiude l’indagine su questo episodio tragico, e che si lascia alle spalle un alone di mistero, circa i motivi che avrebbero spinto la donna a cercare di uccidere la vedova. Per le lesioni riportate ingerendo l’acido, la collaboratrice domestica, avendo difficoltà a parlare, non poté fornire agli inquirenti la sua versione dei fatti, lasciando un punto interrogativo sul movente dell’aggressione.

Exit mobile version