La crisi, al Comune di Foggia, diventa giorno dopo giorno più irreversibile. La reiterata assenza, nel consiglio comunale di ieri, di Partito Democratico, Socialisti e Movimento Cinque Stelle non può più essere interpretata come un semplice segnale ma segna un punto di non ritorno. Il primo vero strappo che al momento appare di difficile cucitura. Le posizioni sono arroccate: i dissidenti non tornano indietro, chiedono l’azzeramento o una rivisitazione netta della giunta e, soprattutto, di ridisegnare gli equilibri interni ad una coalizione che oggi, nei fatti, non c’è più. Dall’altra parte c’è la sindaca Episcopo, che non arretra di un centimetro: a chi la invita al passo indietro e alle dimissioni, risponde che resterà al suo posto, suggerendo lo strumento della sfiducia attraverso la raccolta di firme da autenticare dal notaio. Una sorta di sfida, insomma, con numeri sempre più risicati. La validazione dell’ultimo consiglio comunale è stata possibile solo con il numero garantito dalle opposizioni, tra i quali i consiglieri di centrodestra, che suggeriscono a Maria Aida Episcopo di prendere atto della situazione e staccare la spina. Segnali di stanchezza anche da parte dei fedelissimi della prima cittadina. Emblematico è il caso di Con, che ha tre consiglieri comunali, non più disponibili a fare da stampella.




























