Regge l’aggravante della mafiosità per Marco Lombardi, principale imputato degli attentati intimidatori al patron della società di calcio del Foggia, Nicola Canonico. A sancirlo è stata la Corte di Cassazione, che ha rigettato il ricorso presentato dal legale di Lombardi, Ettore Censano, contro la decisione del Tribunale della Libertà di Bari che a giugno del 2025, circa un mese dopo le indagini della Dda di Bari e della Digos di Foggia che portarono all’emissione di 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere, condivise quanto sostenuto dal Gip relativamente alla sussistenza dell’aggravante mafiosa per i metodi utilizzati. Per la Dda Lombardi avrebbe agito per agevolare il clan foggiano Sinesi-Francavilla, tesi però non condivisa dal giudice per le indagini preliminari. Sia Lombardi che altri due coimputati, Fabio Delli Carri e Massimiliano Russo, sono a processo con rito abbreviato davanti al Gup di Bari. Un altro imputato, Danilo Mustaccioli, ha scelto invece il rito ordinario nel processo a Foggia. Tra le contestazioni della Direzione Distrettuale Antimafia a Lombardi, quelle di aver agito per ottenere un rapporto lavorativo, oltre ad interessi nella gestione di sponsorizzazioni e accrediti in relazione al suo legame con alcuni esponenti del clan Sinesi-Francavilla. Lombardi, per quelle che sono le accuse, avrebbe architettato una sorta di strategia della tensione: video sui social e una serie di avvertimenti, quello più eclatante il 9 gennaio del 2024 a Modugno, quando una bomba fu posizionata nei pressi dell’auto di Emanuele Canonico, figlio dell’azionista di riferimento del Foggia.

Per la difesa di Lombardi le intimidazioni non furono però finalizzate a tentativi di estorsione aggravati dalla mafiosità ma conseguenza del rancore nei confronti di Canonico per la mancata assunzione e il licenziamento della compagna, ex dipendente della società di calcio rossonera. Per la Cassazione c’è invece la condivisione della tesi sostenuta dal Tribunale del Riesame in quanto gli avvertimenti sarebbero espressione di una carica intimidatoria che comproverebbe professionalità propria di chi appartiene a gruppi criminali o di chi da tali gruppi è stato autorizzato.