La ferocia che da sempre caratterizza la mafia garganica. I colpi sparati con più armi, tra cui un kalashnikov, da tre sicari scesi dall’auto per ammazzare Antonio Petrella e Nicola Ferrelli, rispettivamente zio e nipote. Raffiche di colpi, fino a sfracellare i volti, sparati tra le auto in transito lungo la provinciale che collega San Nazario ad Apricena, nei pressi della zona industriale. Proprio la crudeltà dell’esecuzione e i metodi sono contenuti nelle pagine dell’ordinanza che ieri ha portato agli arresti del 43enne Francesco Scirpoli e di Pietro La Torre, suo coetaneo, ritenuti i responsabili di quel duplice omicidio. Incastrati dai filmati delle telecamere di un’azienda privata, immagini sulle quali gli investigatori hanno a lungo effettuato controlli antropometrici relativi a fisicità e movenze dei due. Fondamentali sono risultate anche le dichiarazioni di alcuni pentiti, tra cui l’ex boss di Vieste Marco Raduano. Sarebbe stato proprio Scirpoli a confessare a Raduano di aver ucciso zio e nipote. “Hai visto come li abbiamo combinati? Li abbiamo macellati”, avrebbe detto in quell’occasione. Il coinvolgimento in quell’agguato, Scirpoli lo avrebbe confermato anche a Danilo Della Malva, un altro collaboratore di giustizia. Un altro pentito, il mattinatese Antonio Quitadamo, ha invece detto che fu Scirpoli a fargli vedere su un tablet delle immagini pubblicate poi in tv. Preziose per le indagini anche le rivelazioni di altri collaboratori di giustizia, tra cui Matteo Pettinicchio, ex braccio destro di Enzo Miucci, boss del cosiddetto clan dei montanari.




























