La crisi del commercio di vicinato continua a picchiare duro in Puglia, ma è in provincia di Foggia che il fenomeno morde in modo particolarmente violento. Negli ultimi sei anni il territorio foggiano ha visto scomparire ben il 12,8% delle proprie attività commerciali: un crollo vertiginoso che ha sottratto all’economia locale una cifra stimata intorno ai 198 milioni di euro di consumi. La Capitanata si conferma così tra le aree più colpite dell’intero Mezzogiorno d’Italia, collocandosi tra le province italiane che più scontano il calo dei consumi. È quanto emerge dall’ultima analisi condotta da Confesercenti Puglia nell’ambito dell’iniziativa “Presentiamo i conti”. Il quadro regionale è già sconfortante — con oltre 6 mila e 200 negozi scomparsi in sei anni e oltre 930 milioni di euro di consumi bruciati —, ma il dato foggiano spicca per la sua drammaticità. Le serrande abbassate nei centri storici e nei quartieri della provincia non indicano solo un’emergenza economica, ma una ferita sociale e urbana profonda. La scomparsa delle botteghe di prossimità accelera la desertificazione commerciale: i quartieri perdono vitalità, la vivibilità degrada e i cittadini si ritrovano progressivamente privi dei servizi essenziali a portata di mano. Di fronte a un’emorragia che rischia di svuotare commercialmente la provincia di Foggia, Confesercenti chiede interventi urgenti e rilancia una proposta di legge di iniziativa popolare per la rigenerazione urbana, con l’obiettivo di rianimare i centri cittadini, sostenere le piccole imprese locali e restituire dignità e presidio sociale al territorio.