Rinvio a giudizio, con udienza fissata al 30 novembre, nell’aula bunker del carcere di Lecce, per il 62enne Giuseppe Russo e il 38enne Giuseppe Iannelli, i due foggiani accusati di far parte del commando paramilitare che il 9 febbraio 2026 assaltò due portavalori della “Battistolli” sulla statale 613 nei pressi di Tuturano.Il bottino sfiorava i 6 milioni di euro, diretti alla Banca d’Italia, ma il colpo fallì per l’attivazione del sistema che sigillò il vano blindato con una schiuma solidificante. La fuga si trasformò in un inseguimento da far west: intercettati dai carabinieri, i banditi in fuga su una Jeep esplosero varie fucilate contro i militari, fortunatamente rimasti illesi. La corsa terminò nelle campagne circostanti con l’arresto in flagranza dei due sospettati. Davanti al gup Maria Francesca Marano, la difesa dei due indagati – che continuano a dichiararsi innocenti – chiederà il rito abbreviato. Le accuse formulate dalla Dda di Lecce sono pesantissime: concorso in tentata rapina, tentato omicidio, porto d’armi da guerra ed esplosivo. Sono 15 le parti civili pronte a costituirsi in giudizio. Il dibattimento si concentrerà su un nodo giuridico cruciale: l’aggravante del metodo mafioso. Se per i pm l’uso di esplosivi svela l’impronta delle mafie foggiane, la difesa ha da poco incassato l’annullamento con rinvio di tale aggravante da parte della Cassazione.