Una dolorosa frattura segna quest’anno il ricordo di Giovanni Panunzio, l’imprenditore ucciso, a Foggia, dalla mafia il 6 novembre 1992 per essersi coraggiosamente opposto al racket. Nel giorno in cui la città dovrebbe compattarsi, la commemorazione si sdoppia. Da un lato le autorità e l’amministrazione comunale, riunite attorno alla stele di corso Roma. Dall’altro i familiari e l’associazione “Giovanni Panunzio”, che hanno disertato la cerimonia ufficiale preferendo raccogliersi in solitaria preghiera al cimitero cittadino. Alla base della protesta c’è l’annosa richiesta di un luogo della memoria più decoroso, giudicando l’attuale sistemazione inadeguata ma anche recenti incomprensioni. Ad accendere definitivamente la polemica, però, sono state alcune recenti dichiarazioni dell’assessore alla Legalità, Giulio De Santis, ritenute offensive dall’associazione. Lo stesso assessore prova a gettare acqua sul fuoco.

Una divisione amara e un estremo sacrificio, quello di Giovanni Panunzio, che a dire dei familiari imporrebbe oggi un fronte antimafia coeso.