Il procedimento penale contro la criminalità organizzata foggiana, scaturito dal vasto blitz antimafia dello scorso maggio, giunge a un decisivo snodo tecnico. Il percorso processuale dei 18 imputati, accusati a vario titolo di estorsione, narcotraffico e detenzione di armi con l’aggravante del metodo mafioso, si divide. Diciassette indagati hanno scelto il rito abbreviato: il loro processo inizierà a fine novembre davanti al Gup di Bari. L’iter si baserà interamente sugli atti finora acquisiti e garantirà, in caso di condanna, la riduzione di un terzo della pena. Soltanto il trentenne Saverio Bruno affronterà il dibattimento con rito ordinario, che si terrà presso le aule del Tribunale di Foggia. Quest’ultimo, peraltro, rimase gravemente ferito in una sparatoria avvenuta alle porte di Foggia, in cui perse la vita il fratello Stefano Bruno e rimase ferito anche il padre, Pasquale Bruno. L’inchiesta della Dda rivela un quadro allarmante del racket locale: tredici le vittime accertate, tra imprenditori e commercianti, costrette a versare quote periodiche o pesanti percentuali sugli appalti. Un sistema estorsivo capillare affiancato dallo spaccio di cocaina, fondamentale per foraggiare le casse dei clan.