Quello che potrebbe delinearsi è un drammatico scambio di persona nato dal timore di una vendetta. La Procura di Foggia ha chiuso le indagini sull’omicidio di Giacomo Mongiello, l’uomo di 45 anni ucciso con colpi d’arma da fuoco nell’agosto 2024. L’unico indagato, in carcere con l’accusa di omicidio premeditato, è il 43enne foggiano Luca Ceglia.
La sera del 2 agosto in via Smaldone, un sicario su una bici elettrica fece fuoco contro Mongiello, che morì in ospedale due giorni dopo. A incastrare Ceglia è un cappellino perso durante la fuga: la Polizia Scientifica ha isolato sul tessuto tracce biologiche compatibili con il suo Dna.
Il movente rimanda a un altro fatto di sangue: l’omicidio di Nicola Di Rienzo, avvenuto nel novembre 2022, compiuto, per quelle che sono le accuse, per mano del figlio di Ceglia. Temendo ritorsioni da parte di un amico di Di Rienzo, Ceglia avrebbe deciso di anticiparne le mosse. Tra le ipotesi anche quella che Mongiello fu colpito a causa di una forte somiglianza con il presunto reale obiettivo. Resta in piedi anche l’ipotesi di un avvertimento mirato.
La difesa respinge ogni accusa. Ceglia sostiene di non aver mai conosciuto la vittima e dichiara che, per i postumi di un intervento chirurgico, non era fisicamente in grado di guidare una bici.
Preclusa la via del rito abbreviato a causa della premeditazione, la strada sembra tracciata verso la Corte d’Assise. Nel processo, previsto nel 2027, si scontreranno le prove scientifiche dell’accusa e la dichiarazione di innocenza dell’imputato.



























