Oltre 57 anni complessivi di carcere e condanne definitive per sei persone nel processo “Grande Carro”. Sono le decisioni della Corte di Cassazione che ha posto il sigillo all’inchiesta di Dda e Ros relativamente ad un’associazione, ritenuta collegata alla cosiddetta “Società” foggiana. Per le indagini, certificate poi dalla Suprema Corte, l’organizzazione avrebbe abbinato alle tradizionali estorsioni, truffe per lucrare sui contributi agricoli erogati da Unione Europea e Regione Puglia, avvalendosi della complicità di funzionari pubblici e professionisti, oltre al riciclaggio dei soldi sporchi con investimenti non solo in Italia ma anche all’estero e per quanto raccontarono le indagini, avrebbe poi allargato i suoi interessi negli appalti pubblici e privati, dal settore edilizio alla ristorazione e al mondo delle scommesse.

Sei i condannati in via definitiva: tra di loro c’è Christoforo Aghilar, il 43enne di Orta Nova già condannato all’ergastolo per l’omicidio della mamma della ex fidanzata. L’indagine sfociò in un blitz che il 27 ottobre del 2020 portò a 48 arresti. Per 41 persone la Dda chiese il rinvio a giudizio. Il processo fu poi sdoppiato: Ventinove degli imputati furono processati col rito ordinario, poi ridotti a 18 per 9 prescrizioni ed 1 posizione stralciata, processo tuttora in corso al Tribunale di Foggia. Dodici invece scelsero il rito abbreviato: 10 le condanne e 1 assoluzione in Appello. Di quei 10, 7 hanno fatto ricorso alla Suprema Corte: una posizione, quella del foggiano Luciano Cupo, è stata invece stralciata. Colpevolezza confermata ma processo d’appello per la rideterminazione della pena per un altro foggiano, il 54enne Francesco Delli Carri.