Nove persone arrestate e svolta in tre distinti omicidi della mafia garganica avvenuti tra il 2011 e il 2016: quelli di Francesco Libergolis, detto “Faccia di pecora”, Francesco Armiento e di Ivan Rosa. Per i primi due si è trattato di casi di lupara bianca, Armiento fu fatto sparire per una questione di donne. L’indagine di DDA e i carabinieri del Ros ha consentito di ricostruire la scia di sangue. Tra i 9 destinatari delle misure anche tre collaboratori di giustizia, i fratelli Antonio e Andrea Quitadamo e Francesco Notarangelo, tutti e tre di Mattinata. Carcere invece per i mattinatesi Renato Quitadamo, Francesco Scirpoli e Michele Silvestri e per i manfredoniani Giuseppe Lorusso, Matteo Lombardi e Pietro La Torre. Il gruppo è ritenuto responsabile degli omicidi e della sparizione dei corpi di Libergolis e Armiento e dell’uccisione di Ivan Rosa. I dettagli dell’operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa in Procura, a Bari. Per quella che è la ricostruzione, a capo dell’organizzazione, nemica dei montanari Libergolis-Miucci, vi erano Lombardi, Scirpoli e La Torre. L’obiettivo era quello di colpire Francesco Libergolis, ritenuto vicino all’omonimo clan e sospettato di essere a conoscenza dei responsabili del tentato omicidio di Antonio Quitadamo. Per i magistrati proprio da quell’agguato nacque l’intenzione di eliminarlo. L’inchiesta ripercorre la guerra di mafia lunga e piena di sangue tra il gruppo di Mario Luciano Romito, oggi trasformato in Lombardi-Scirpoli-La Torre e i montanari. Tra gli indagati dell’operazione anche lo stesso Romito, Francesco Pio Gentile e Pasquale Ricucci, tutti nel frattempo morti ammazzati. Mario Luciano Romito fu assassinato nel 2017 nella strage di San Marco in Lamis, Gentile e Ricucci due anni più tardi.