L’annullamento della maxi-gara per il verde pubblico della città di Foggia da parte del Tar Puglia innesca un duro scontro politico, ma solleva un allarme ben più grave: l’inevitabile dilatazione dei tempi per un nuovo affidamento.

I giudici, accogliendo il ricorso dell’impresa Orion contro l’esclusione automatica delle offerte anomale, hanno imposto la riedizione integrale dell’appalto da 8 milioni di euro. Il nodo cruciale, che è poi la vera emergenza per Foggia, è che questa impasse prolungherà a dismisura l’attuale precarietà. Rifare la procedura “sopra soglia” richiederà probabilmente mesi, con il rischio concreto di condannare una gestione del verde già pesantemente compromessa a un ulteriore e inesorabile degrado.

È il trionfo della paralisi burocratica: la città sarà costretta a convivere ancora a lungo con erbacce infestanti, e parchi in abbandono. Su questo scenario si abbatte l’offensiva del centrodestra. Fratelli d’Italia definisce il flop della gara una “sconfitta politica per il campo largo” e chiede le dimissioni di Lucia Aprile, vicesindaca e assessora all’Ambiente. L’opposizione esprime solidarietà ai lavoratori per il mancato aumento del monte ore e critica l’impalcatura stessa del bando: la divisione in quattro lotti è giudicata inefficace e caotica. Citando i dati Istat, con appena 9 mq di verde per abitante, Fratelli d’Italia invoca un “Piano del verde”. Ma l’urgenza resta l’oggi: evitare che il ritardo condanni Foggia al declino urbano.