E’ durissima la stangata giudiziaria che si è abbattuta sulla criminalità del Gargano. Al termine del processo celebrato con rito abbreviato, il Tribunale di Bari ha inflitto condanne che sfiorano complessivamente i 4 secoli di reclusione. Alla sbarra c’erano 40 imputati, tutti coinvolti nella vasta inchiesta “Mari e Monti” che ha duramente colpito il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, considerato uno dei gruppi storicamente più radicati nel territorio. Le accuse contestate a vario titolo sono di associazione mafiosa, estorsioni, traffico di droga e armi i reati. La pena più pesante è quella inflitta ad Enzo Miucci, indicato come il reggente del gruppo e condannato a 20 anni di reclusione. Identica condanna per Raffaele Palena e Claudio Iannoli. L’operazione, eseguita nell’ottobre 2024, ha permesso agli inquirenti di ricostruire la morsa criminale e le attività del clan tra Monte Sant’Angelo e i vari centri limitrofi del promontorio. La sentenza di primo grado non ha fatto sconti. Il verdetto colpisce l’intera piramide dell’organizzazione, decapitando i vertici e smantellando un’estesa rete operativa. Oltre alle pesanti pene detentive, il giudice ha disposto per numerosi imputati interdizioni, periodi di libertà vigilata, confische patrimoniali e risarcimenti in favore delle parti civili. Cruciale per la solidità dell’impianto accusatorio della Direzione Distrettuale Antimafia è stato il contributo dei collaboratori di giustizia. Le loro dichiarazioni hanno rappresentato una chiave di volta per svelare gli assetti interni, le gerarchie, e i presunti affari illeciti. Se il troncone processuale del rito abbreviato si chiude con questa sentenza storica, l’iter giudiziario prosegue su un altro binario: altri otto imputati coinvolti nell’inchiesta affronteranno infatti il giudizio con rito ordinario davanti al Tribunale di Foggia.